Le Paludi della Tristezza
Per chiunque abbia lottato a lungo senza risultato, arriva un momento in cui il corpo decide da solo che continuare a combattere non serve più. Non è debolezza di carattere: è un sistema nervoso che ha smesso di produrre la spinta ad agire. Daniel Siegel lo spiega con la finestra di tolleranza — lo spazio in cui le emozioni restano gestibili. Sopra quel margine scatta l’attacco o la fuga; sotto, il freeze, l’immobilità, lo spegnimento — la palude di Artax. Secondo la teoria polivagale di Porges, è il sistema nervoso stesso a deciderlo in automatico, e per rientrare nella finestra non basta la volontà: serve un segnale di sicurezza percepito nel corpo.
Quel segnale, quasi sempre, è la presenza calma di un altro. Nessuno esce dal freeze tirandosi su da solo: serve qualcuno che regga il peso mentre non se ne ha più, permettendo al corpo di credere di nuovo che valga la pena provarci. È il principio della base sicura in terapia — non un consiglio, ma una presenza costante che fa tornare fiducia e speranza dove c’era solo vuoto, riaprendo la strada alla connessione invece che alla fuga o al blocco.
Bastian e Atreyu
Nelle Paludi della Tristezza, il cavallo Artax smette di lottare e affonda nella melma, vinto dal peso della disperazione del luogo — non da un nemico, ma dalla propria resa interiore. Atreyu tira le redini, urla, non capisce: il suo cavallo semplicemente ha smesso di voler continuare. È uno dei momenti in cui Bastian, leggendo, piange per la prima volta — segno che qualcosa in quella scena lo riguarda da vicino.





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