Graógraman, la Morte Screziata
Un’idea diffusa dice che vivere pienamente nel presente sia sempre una virtù. Non pensare al passato, non proiettarsi nel futuro, esistere solo adesso. Ma un presente senza memoria non è libertà: è isolamento. Perché la fiducia — in una relazione, in un legame, in un percorso — non nasce da un singolo istante, per quanto intenso. Nasce dalla ripetizione: dall’aver visto l’altro rispondere, ancora e ancora, in modo abbastanza prevedibile da potercisi appoggiare. Un presente sempre nuovo, senza storia che si accumula, non libera: impedisce proprio ciò che rende un legame un legame.
È un’immagine che dice qualcosa d’importante sull’attaccamento in generale, non solo nella coppia. La sicurezza — di un bambino con un genitore, di un paziente con chi lo accompagna, di due persone che si scelgono ogni giorno — non nasce da un singolo gesto, per quanto grande. Nasce dalla ripetizione di gesti di accoglienza: essere accolti una volta non basta, serve esserlo di nuovo, e ancora, finché quella risposta diventa qualcosa su cui contare anche quando non sta accadendo in quel momento. Ciò che rende accogliente un gesto, quasi sempre, è la validazione — non dei comportamenti, che restano da valutare a sé, ma dell’emozione sottostante e del suo diritto a esistere. È lo stesso principio su cui lavora chi, in terapia, sceglie di concentrarsi proprio sulle emozioni invece che sui comportamenti o sui contenuti razionali del conflitto: non basta un momento di validazione isolato, per quanto vero mentre accade. Serve che si ripeta abbastanza da sedimentare — da diventare, poco alla volta, quella base sicura che Graógraman non potrà mai avere, perché ogni sera la sua memoria muore con lui.
Bastian e Atreyu
Nella Storia Infinita, Graógraman è il Multicolore, la Morte Screziata: un leone enorme che vive nel deserto dei colori di Goab, temuto da tutti perché la sua sola presenza uccide chi gli si avvicina. Ma la sua condanna più profonda non è quella. È che ogni sera, al tramonto, muore. E ogni mattina rinasce, senza ricordare nulla del giorno prima — non chi ha incontrato, non cosa ha provato, non se stesso di ieri. Quando salva Atreyu morente e lo porta all’Oracolo, lo fa da sconosciuto a sconosciuto: per lui, ogni incontro è il primo, e resterà per sempre l’unico.





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