La Porta del Grande Enigma (le Sfingi)
Una convinzione molto radicata dice che per ottenere qualcosa tutto stia nella forza di volontà. Se non ce la si fa, allora la colpa è di una volontà troppo debole — bisognerebbe impegnarsi di più, resistere di più, spingere di più. Ma davanti a certe soglie, la sola forza di volontà non basta: serve anche motivazione che regga nel tempo, e soprattutto speranza — la convinzione, spesso fragile, che il tentativo abbia senso. Quando manca quella, nessuna quantità di sforzo riesce a colmare il vuoto.
E la colpevolizzazione, in questi casi, non aiuta: peggiora. Dirsi “dovrei riuscire a volerlo di più” aggiunge un peso a chi è già sotto peso, e spesso blocca ancora di più. Il paradosso è che il cambiamento vero comincia spesso non quando si spinge più forte, ma quando si smette di combattere contro se stessi e si accetta la situazione così com’è, per quanto sia difficile. Solo da lì qualcosa può muoversi davvero.
Le tappe precedenti hanno insegnato a lasciarsi raggiungere e a prepararsi: qui la sfida cambia ancora, e diventa una questione di rapporto con la propria volontà. Non basta più essere aiutati da fuori, né essersi preparati abbastanza: bisogna imparare a mollare la presa proprio nel momento in cui sembrerebbe più logico stringerla. È un tipo di fiducia più esigente delle precedenti, perché non riguarda un’altra persona, ma la propria capacità di lasciar accadere invece di controllare.
Bastian e Atreyu
Davanti alla Porta del Grande Enigma, le Sfingi restano immobili finché chi si avvicina non tenta di forzare il passaggio con l’orgoglio o con la sola determinazione: allora aprono gli occhi e pietrificano chiunque abbia provato a imporsi. Molti cavalieri, prima di Atreyu, sono morti così, convinti che bastasse volerlo abbastanza. Atreyu passa proprio perché non spinge, non lotta, non pretende — si affida al passaggio invece di cercare di vincerlo con la forza.





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