Morla
Esiste una forma di rassegnazione che si traveste da saggezza: l’indifferenza di chi ha smesso di sperare, scambiata — anche da chi la porta — per lucidità o distacco superiore quando in realtà è solo una corazza, costruita per non sentire più il dolore di continuare a desiderare qualcosa che sembra non arrivare mai.
Chi la indossa a lungo può arrivare a credere che non provare più nulla sia una forma di forza perché la frustrazione ripetuta, l’insicurezza e la disperazione, prese insieme, sono un ostacolo difficile da attraversare e spesso impediscono proprio di iniziare un’azione.
Chi ha smesso di sperare che un tentativo possa andare bene è possibile che un progetto non lo cominci nemmeno e resti bloccato in un continuo intellettualizzare, razionalizzare, immaginare scenari catastrofici piuttosto che muovere il primo passo.
È un’altra forma della stessa corazza: analizzare tutto per non dover rischiare nulla, una strategia protettiva che può avere costi molto elevati.
Morla arriva dopo un tratto di percorso già lungo ed è per questo particolarmente insidiosa: la tentazione di corazzarsi di nuovo, proprio quando si è già attraversato tanto, resta forte e sembra una scorciatoia ragionevole: smettere di sperare così da non rischiare un’altra delusione.
Ma rappresenterebbe l’esatto opposto della crescita resa possibile dalle tappe precedenti: un passo indietro travestito da saggezza acquisita.
Bastian e Atreyu
Morla, l’antichissima tartaruga delle Paludi della Tristezza, è così vecchia e stanca da non credere più a nulla, nemmeno alla possibilità di salvare Fantàsia.
Non aiuta Atreyu non per cattiveria, ma per un’indifferenza totale che lei stessa considera saggezza: è una delle prove più scoraggianti del viaggio, proprio perché non è ostilità, ma rinuncia mascherata da lucidità.





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