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STUDIO AURYN

Ho scelto di dare al mio studio il nome di “Auryn” ispirandomi al libro “The neverending story” di Michael Ende, autore tedesco del secolo scorso conosciuto soprattutto grazie al film “La Storia infinita” che Pietersen realizzò nel 1982, anno della mia nascita.

Il film si basa però solo sulla prima parte del libro, riducendo di molto il significato ben più complesso e profondo del testo originale, al punto che Ende tentò di far rimuovere i riferimenti alla sua opera, ma invano.

E’ comunque grazie al film che mi sono appassionata alla vicenda di Bastian e Atreyu, leggendo poi la versione integrale del romanzo, quella scritta con due colori, e confermandone il valore ancor di più.

La città di Fantàsia nasce dall’immaginazione umana e vive finché qualcuno desidera realizzare qualcosa o cambiarla: “Do what you wish” è il comando che la tiene in vita, poiché senza desiderio che si trasforma in azione Fantàsia non può esistere.

Chi si perde nel Nulla, smettendo di desiderare o immaginare, rischia di trasformarsi in inganno, in menzogna, in un frammento di immaginazione piegato al solo potere: chi riceve l’Auryn e il suo comando si assume perciò un grande rischio.
“Fa’ ciò che desideri” è un comando ad agire, è il desiderio ripetuto nel tempo che permette di far rinascere continuamente Fantàsia, ma è anche una sfida: dare forma alla propria fantasia senza lasciarsi frenare da ciò che non sembra realistico o possibile, perché solo così un mondo può generare paesaggi che nascono e muoiono ogni notte, città costruite dal dolore, bellezze e visioni che non hanno equivalente nel mondo reale.
È però anche una pericolosa trappola, e qui sta il punto più importante che nel film non emerge: il comando non sa distinguere da solo un desiderio autentico da uno che nasce dalla paura o dal bisogno di essere qualcun altro, distinzione che solo chi si conosce — da dove viene, quali sono i suoi limiti e le sue risorse — riesce a fare, perché un desiderio che realizza un destino nasce dal sapere chi si è, mentre uno che insegue un’immagine costruita da altri nasce dal tentativo di colmare un vuoto senza guardarlo in faccia.

Più si desidera senza consapevolezza, più si perde il contatto con chi si era prima, scegliendo potere invece di verità e indipendenza invece di legami nutrienti: la strada verso casa si ritrova solo riconoscendo la propria imperfezione umana e il bisogno che ognuno ha degli altri.

“Fai ciò che desideri” è dunque un comando sicuro solo per chi ha già fatto questo lavoro di conoscenza di sé, perseguendo il monito “Gnòti sèautòn” (conosci te stesso): dato che, come detto, l’Auryn non giudica chi lo indossa né lo protegge dalle conseguenze dei propri desideri, ma concede senza filtro, sta a chi lo porta distinguere cosa viene dal proprio centro e cosa dalla paura di non conformarsi ad aspettative esterne.

Il desiderio è dunque ciò che crea, ma diventa davvero nostro solo quando nasce da chi siamo e, appunto, non da chi qualcun altro vorrebbe che diventassimo.

Bastian nel romanzo cerca una strada che sia davvero sua e non quella che si è convinto di dover percorrere per diventare qualcun altro, ma chiedendo di diventare forte, temuto, un imperatore, ottiene quello che vuole perdendo qualcosa di importante, come il ricordo dei genitori, un dettaglio della sua vecchia scuola, il nome di un compagno di classe: più insegue un’identità che non gli appartiene più si allontana dalla strada di casa, fino al punto in cui rischia davvero di non riuscire più a tornare e riconoscersi.
Ma è quando esaurisce tutti i desideri egoistici e si ritrova senza più nulla da chiedere al mondo fantastico che Bastian trova quello che stava cercando fin dall’inizio, ossia non un potere, non un titolo onorifico ma il desiderio di amare ed essere amato: è questa la sua Vera Volontà, l’unica chiave che gli permette di bere le Acque della Vita e salvarsi.

In questo percorso c’è qualcosa che chi lavora sull’attaccamento riconosce bene: Bastian fa esattamente quello che facciamo noi quando, da bambini, impariamo che essere amati per come siamo non basta e allora costruiamo una versione di noi più forte, più brava, più performante, nella speranza che quella versione venga finalmente vista e accettata.

Il problema, come già espresso, è lo stesso che vive lui: ogni volta che rincorriamo un’immagine di noi che non ci appartiene davvero, perdiamo un pezzo di contatto con chi siamo ma non ce ne accorgiamo subito, come Bastian non si accorge subito di dimenticare i genitori.
E la guarigione, in terapia come nella storia, passa quasi sempre dallo stesso punto: bisogna, in sicurezza, restare per un momento senza difese avendone prima compreso il senso, senza ruoli da interpretare, perché è lì, nel vuoto, che riemerge il bisogno più semplice e più vero, quello che nessuna corazza può mai davvero zittire: essere amati per come siamo, non per quello che riusciamo a dimostrare agli altri.

Il Team

Veronica Frilli

Veronica Frilli

Fondatrice dello Studio Auryn

Psicologa psicoterapeuta ad approccio pluralistico integrato e sessuologa

Nata e cresciuta a Firenze, laureata e specializzata a Roma, Veronica è psicoterapeuta ad approccio pluralistico integrato e sessuologa e ha maturato esperienza clinica in contesti diversi — dalle dipendenze all’orientamento scolastico e professionale.

Si occupa di terapia individuale, di coppia e di sessuologia clinica, con focus sull’attaccamento.

Nel suo lavoro la relazione con la persona è centrale: uno spazio accolto senza giudizio, in cui costruire insieme consapevolezza, risorse e nuovi equilibri.

Fonda lo Studio Auryn per dare corpo a questa visione integrata, mettendo in dialogo competenze diverse al servizio della persona nella sua interezza.

Gabriele Dimitrio

Gabriele Dimitrio

Psicoterapeuta gestaltico integrato

Psicologo e psicoterapeuta a orientamento gestaltico integrato, Gabriele concepisce la terapia come un incontro autentico nel “qui e ora”, in cui emozioni, pensieri e azioni si integrano per favorire consapevolezza e crescita personale: nel suo approccio promuove la saggezza organismica, la capacità innata di riconoscere ciò che è buono per sé attraverso l’espressione delle emozioni.

Lavora con individui, coppie, famiglie e adolescenti, utilizzando anche strumenti esperienziali come giochi, tecniche corporee, drammatizzazioni e costellazioni.

Crede in un percorso terapeutico fondato su autenticità, ascolto e differenziazione, come via per vivere relazioni più piene e una vita più libera e consapevole.

Sonia Bortoli

Sonia Bortoli

Naturopata e counselor corporeo

Dopo la laurea in Giurisprudenza e una prima esperienza nel campo forense, Sonia sceglie di dedicarsi completamente alla ricerca del benessere psicofisico. Si forma come operatrice shiatsu presso la scuola “Shiatsu Ki” di Firenze e approfondisce la disciplina al DEO di Milano con Franco Bottalo.

Completa la formazione in naturopatia presso l’Istituto di Naturopatia di Urbino e nel 2013 ottiene il diploma triennale di counseling e yoga presso la SICY di Villafranca in Lunigiana.

Nel suo lavoro integra pratiche corporee, energetiche e di ascolto profondo per accompagnare la persona verso un maggiore equilibrio tra corpo, mente ed emozioni.

Elisa Fezzi

Elisa Fezzi

Advanced Pilates Trainer

Elisa si forma in Pilates dal 2005 e dal 2022 consegue le certificazioni Federazione Italiana Fitness in Pilates Matwork, Pilates Props, Pilates Barre, Pilates Advanced e Physio Postural Pilates, quest’ultima dedicata a chi convive con lombalgia, disturbi del cingolo scapolo-omerale, coxo-artrosi, fibromialgia o problematiche del pavimento pelvico. Segue il metodo F.I.F. Academy, fedele ai principi posturali e ai 35 esercizi tradizionali codificati da Joseph Pilates.

Nel suo lavoro l’attenzione al respiro e alla precisione del movimento diventano uno spazio in cui trasformare i segnali che arrivano al nostro corpo in propriocezione e consapevolezza; con la costanza e la concentrazione aumenteranno la forza e l’autostima, ottenendo significativi  benefici per la mente e il corpo.