Cell: 329 0956992
Veronica Frilli Psicologa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Skype
  • Collegamento a Mail
  • Home
  • Studio Auryn
    • Chi sono
    • Chi siamo
  • Quando e Perché
  • Cosa offro
    • Aree di Intervento
    • Colloqui individuali
    • Colloqui di coppia
    • La terapia di coppia
      • Semi di Sessuologia
    • Sostegno alla genitorialità
    • Orientamento SCOLASTICO E PROFESSIONALE
    • Consulenza sessuologica e terapia mansionale integrata per le disfunzioni sessuali, individuale e di coppia
    • Psicologo online
  • Dove ricevo
  • Eventi
  • PsicoBlog
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
Lettere da Fantàsia

Gmork e il Nulla

La disperazione, in certe mani, può diventare uno strumento, un modo per controllare chi la subisce piuttosto che un semplice stato d’animo: chi smette di credere in qualcosa o chi si convince che nulla abbia senso diventa più facile da guidare, più remissivo, più incapace di reagire. Riconoscere quando la disperazione viene alimentata dall’esterno, dunque non solo vissuta dall’interno, è un atto di rispetto verso se stessi, prima ancora che di coraggio.
Perché la disperazione non è un destino fisso e anche chi ci è caduto dentro può rimettersi in viaggio, spesso proprio a partire da un lavoro di conoscenza di sé, come quello che offre la terapia.

È così che si può ritrovare, in pratica, la stessa base sicura di cui si è parlato lungo tutto il percorso: una presenza che regge nel tempo e che permette di tornare a esprimere desideri invece di soffocarli per poter, un passo alla volta, procedere davvero verso la loro realizzazione.
Parte di questo cammino è anche imparare a scegliere i feedback esterni che aiutano davvero ad andare avanti, lasciando perdere quelli che non servono e accettare che certe cose fanno male semplicemente perché esistono, senza doverle combattere né negare.

Prendersi cura di sé, in quei momenti, non significa eliminare il dolore: significa smettere di aggiungerne altro nel tentativo di scacciarlo.

Bastian e Atreyu

Gmork, il nero lupo emissario del Nulla, rivela ad Atreyu che esso si diffonde proprio attraverso la disperazione e il cinismo di chi smette di sognare e sperare e che lui  è stato mandato a uccidere l’unica vera minaccia a questo processo di annichilimento totale.

È lo stesso Nulla che, dall’altra parte, sta divorando Fantàsia perché sempre meno esseri umani continuano a immaginarla e a credere nella propria possibilità di ricostruirla internamente.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Gmork-e-il-Nulla.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:55:532026-08-31 17:31:48Gmork e il Nulla
Lettere da Fantàsia

Morla

Esiste una forma di rassegnazione che si traveste da saggezza: l’indifferenza di chi ha smesso di sperare, scambiata — anche da chi la porta — per lucidità o distacco superiore quando in realtà è solo una corazza, costruita per non sentire più il dolore di continuare a desiderare qualcosa che sembra non arrivare mai.

Chi la indossa a lungo può arrivare a credere che non provare più nulla sia una forma di forza perché la frustrazione ripetuta, l’insicurezza e la disperazione, prese insieme, sono un ostacolo difficile da attraversare e spesso impediscono proprio di iniziare un’azione.

Chi ha smesso di sperare che un tentativo possa andare bene è possibile che un progetto non lo cominci nemmeno e resti bloccato in un continuo intellettualizzare, razionalizzare, immaginare scenari catastrofici piuttosto che muovere il primo passo.

È un’altra forma della stessa corazza: analizzare tutto per non dover rischiare nulla, una strategia protettiva che può avere costi molto elevati.

Morla arriva dopo un tratto di percorso già lungo ed è per questo particolarmente insidiosa: la tentazione di corazzarsi di nuovo, proprio quando si è già attraversato tanto, resta forte e sembra una scorciatoia ragionevole: smettere di sperare così da non rischiare un’altra delusione.

Ma rappresenterebbe l’esatto opposto della crescita resa possibile dalle tappe precedenti: un passo indietro travestito da saggezza acquisita.

Bastian e Atreyu

Morla, l’antichissima tartaruga delle Paludi della Tristezza, è così vecchia e stanca da non credere più a nulla, nemmeno alla possibilità di salvare Fantàsia.

Non aiuta Atreyu non per cattiveria, ma per un’indifferenza totale che lei stessa considera saggezza: è una delle prove più scoraggianti del viaggio, proprio perché non è ostilità, ma rinuncia mascherata da lucidità.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Morla.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:54:382026-08-09 19:27:03Morla
Lettere da Fantàsia

Uyulala

Un mondo interiore, per quanto ricco, non può salvarsi da solo. Ha bisogno di un contatto reale con qualcosa fuori da sé — un’altra persona, un fatto concreto, una verità che non dipenda solo dall’immaginazione di chi la abita. Senza questo contatto, anche il mondo interno più vivido rischia di consumarsi su se stesso, ripiegato in un circuito che non comunica più con nulla al di fuori.
Esiste anche un contatto che va nella direzione opposta, e conta altrettanto: quello con il proprio bambino libero interiore — la parte capace di sentire, di stupirsi, di riconoscere le proprie emozioni senza doverle prima filtrare attraverso ciò che gli altri si aspettano. Crescere non significa metterlo a tacere in nome della responsabilità o del ruolo che si è chiamati a ricoprire: significa restare in contatto con lui pur acquisendo consapevolezza di sé. Chi lo perde di vista rischia un isolamento simile a quello del mondo interiore chiuso su se stesso — solo che questa volta la prigione è fatta di aspettative esterne, non di fantasia.

Bastian e Atreyu

Uyulala, l’oracolo la cui voce risuona tra le rovine, rivela ad Atreyu la verità centrale della storia: Fantàsia non può salvarsi da sola. Serve un bambino umano, qualcuno del mondo reale, che dia un nuovo nome all’Infanta Imperatrice. Il mondo dell’immaginazione, per sopravvivere, ha bisogno di un contatto vero con la realtà — è esattamente ciò che Bastian, dall’altra parte del libro, sta per diventare. È qui, leggendo queste pagine da solo in soffitta, che Bastian comincia a capire che quel bambino potrebbe essere lui: non un lettore distaccato, ma qualcuno le cui emozioni — la paura, il desiderio, la nostalgia di essere visto — sono già parte della storia. Riconoscersi in quel ruolo è il primo passo verso il momento in cui pronuncerà ad alta voce il nuovo nome dell’Infanta, entrando lui stesso in Fantàsia.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Uyulala.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:53:172026-07-27 17:54:29Uyulala
Lettere da Fantàsia

La Porta Senza Chiave

Alcune porte si aprono solo quando si smette di volerle aprire. Più si desidera intensamente un risultato, più ci si irrigidisce nel tentativo di ottenerlo, e più quel risultato si allontana — è lo stesso meccanismo della coazione a ripetere: anche capendo perché si commette un errore, capita di rifarlo comunque, perché conoscersi e riflettere non bastano da soli a spezzare il pattern. Anzi, rimuginare sull’errore analizzandolo da ogni angolo può diventare un altro modo per restarci agganciati, non per uscirne.
La risposta non è più controllo, ma più presenza: il principio della mindfulness, restare in contatto col qui e ora invece che con la ripetizione del passato o l’ansia per il risultato futuro. Quando l’attenzione va tutta sull’esito, a scapito del percorso, nasce l’ansia da prestazione — un investimento eccessivo sul traguardo che lo rende più difficile da raggiungere. Quel tipo di resa non è sconfitta: è l’unico modo per lasciare che accada ciò che la volontà da sola non può forzare.
Anche questo segna un salto rispetto alla porta dello specchio, appena attraversata: lì bastava guardare davvero ciò che si è. Qui non basta più: bisogna anche lasciar andare quello che si è visto, senza pretendere di correggerlo subito. Sapersi è un conto, smettere di voler sistemare tutto seduta stante è un altro — ed è proprio questo secondo passo, più che il primo, quello che apre la porta.

Bastian e Atreyu

La Porta Senza Chiave non si apre a chi spinge, tira o cerca un meccanismo. Si apre solo a chi smette di desiderare di passarci. Atreyu ci arriva esausto, senza più risorse per forzare nulla — ed è proprio lì, nel momento in cui rinuncia a volerlo, che la porta cede.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/La-Porta-Senza-Chiave.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:51:532026-07-27 17:53:07La Porta Senza Chiave
Lettere da Fantàsia

La Porta dello Specchio Magico

Carl Gustav Jung diceva che l’incontro con se stessi è tra le esperienze più spiacevoli che esistano, e che per questo si tende a sfuggirlo proiettando sul mondo circostante tutto ciò che si rifiuta di vedere in sé. Chi invece riesce a vedere la propria ombra, e a reggerne la conoscenza, ha già compiuto una parte importante del lavoro.
Questa soglia si supera solo guardando davvero ciò che si è — senza le distorsioni che si raccontano agli altri o a se stessi, in un senso o nell’altro: chi si abbellisce, chi si racconta peggiore di quanto sia convinto che sminuirsi sia più onesto, chi si gonfia fino al narcisismo per non guardare ciò che sta sotto. Molti si bloccano qui non per un nemico esterno, ma davanti alla propria immagine più onesta: il terrore è ciò che si vede da soli, quando non resta nessuna narrazione a protezione.
È l’evitamento esperienziale: la tendenza a scansare ciò che è doloroso vedere di sé. Non è un difetto — nasce per proteggere, e in un certo momento ha avuto una funzione reale. Ma il prezzo che continua a chiedere nel tempo è alto: isolamento, relazioni tenute a distanza, una crescita che resta ferma perché non si passa mai da ciò che si evita. Chi si guarda per come è, limiti compresi, non ha più nulla da difendere — ed è questo, non l’assenza di difetti, a renderlo libero.

Bastian e Atreyu

Alla Porta dello Specchio Magico, chi la attraversa si ritrova davanti alla propria vera natura, senza attenuazioni. Molti si fermano, incapaci di reggere ciò che vedono: le stesse difese che li hanno protetti diventano l’ostacolo. Atreyu la attraversa senza esserne distrutto — non perché sia perfetto, ma perché non ha nulla da nascondere: autentico e consapevole di sé, lo specchio non ha potere su di lui.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/La-Porta-dello-Specchio-Magico.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:50:412026-07-27 17:51:38La Porta dello Specchio Magico
Lettere da Fantàsia

La Porta del Grande Enigma (le Sfingi)

Una convinzione molto radicata dice che per ottenere qualcosa tutto stia nella forza di volontà. Se non ce la si fa, allora la colpa è di una volontà troppo debole — bisognerebbe impegnarsi di più, resistere di più, spingere di più. Ma davanti a certe soglie, la sola forza di volontà non basta: serve anche motivazione che regga nel tempo, e soprattutto speranza — la convinzione, spesso fragile, che il tentativo abbia senso. Quando manca quella, nessuna quantità di sforzo riesce a colmare il vuoto.
E la colpevolizzazione, in questi casi, non aiuta: peggiora. Dirsi “dovrei riuscire a volerlo di più” aggiunge un peso a chi è già sotto peso, e spesso blocca ancora di più. Il paradosso è che il cambiamento vero comincia spesso non quando si spinge più forte, ma quando si smette di combattere contro se stessi e si accetta la situazione così com’è, per quanto sia difficile. Solo da lì qualcosa può muoversi davvero.
Le tappe precedenti hanno insegnato a lasciarsi raggiungere e a prepararsi: qui la sfida cambia ancora, e diventa una questione di rapporto con la propria volontà. Non basta più essere aiutati da fuori, né essersi preparati abbastanza: bisogna imparare a mollare la presa proprio nel momento in cui sembrerebbe più logico stringerla. È un tipo di fiducia più esigente delle precedenti, perché non riguarda un’altra persona, ma la propria capacità di lasciar accadere invece di controllare.

Bastian e Atreyu

Davanti alla Porta del Grande Enigma, le Sfingi restano immobili finché chi si avvicina non tenta di forzare il passaggio con l’orgoglio o con la sola determinazione: allora aprono gli occhi e pietrificano chiunque abbia provato a imporsi. Molti cavalieri, prima di Atreyu, sono morti così, convinti che bastasse volerlo abbastanza. Atreyu passa proprio perché non spinge, non lotta, non pretende — si affida al passaggio invece di cercare di vincerlo con la forza.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/La-Porta-del-Grande-Enigma-le-Sfingi.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:49:252026-07-27 17:50:24La Porta del Grande Enigma (le Sfingi)
Lettere da Fantàsia

Le Tre Porte, introduzione

Non tutti i traguardi si vedono in anticipo. Alcuni percorsi sono fatti di soglie in sequenza, dove la tappa successiva semplicemente non esiste — non si può immaginare, pianificare, prevedere — finché non si è attraversata quella attuale. Chi pretende di sapere già cosa lo aspetta dopo, spesso, si blocca prima ancora di affrontare ciò che ha davanti. L’unico modo per procedere è restare dentro alla soglia presente.
Un’idea diffusa vuole che il cambiamento avvenga uscendo del tutto dalla propria zona di comfort. In realtà accade più spesso sul bordo: restando appena oltre il confine abituale, non del tutto fuori da ogni riferimento. È lì, su quel margine, che la zona si allarga — un po’ alla volta, non per salti bruschi. Vale lo stesso per la finestra di tolleranza: non si amplia spingendosi fuori, in territorio di allarme o di blocco, ma toccandone ripetutamente il bordo, così che quel bordo, nel tempo, si sposti più in là.
È qui che il percorso cambia natura. Fino a questo punto si è trattato di sopravvivere a un pericolo acuto o di prepararsi a distanza; da qui in avanti si tratta di attraversare, una dopo l’altra, soglie che richiedono qualcosa di diverso ogni volta — prima l’affidarsi, poi il guardarsi allo specchio, poi il lasciar andare. Nessuna porta insegna cosa servirà per la successiva: ogni soglia costruisce solo la capacità di affrontare quella, non le altre. Proprio per questo non ha senso volerle vedere tutte in anticipo.

Bastian e Atreyu

È ancora Graógraman a portare Atreyu fin qui, anche se non potrà mai ricordarlo: lo accompagna fino alla soglia delle Tre Porte prima di sparire di nuovo nel proprio oblio quotidiano. Le Tre Porte si aprono una alla volta: nessuno, nemmeno chi le ha già viste, può descrivere cosa c’è oltre la successiva finché la precedente non è stata attraversata. Atreyu non riceve mappe: solo la certezza che dovrà affrontarle una a una.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Le-Tre-Porte-introduzione.png 735 595 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:48:042026-07-27 17:49:16Le Tre Porte, introduzione
Lettere da Fantàsia

Graógraman, la Morte Screziata

Un’idea diffusa dice che vivere pienamente nel presente sia sempre una virtù. Non pensare al passato, non proiettarsi nel futuro, esistere solo adesso. Ma un presente senza memoria non è libertà: è isolamento. Perché la fiducia — in una relazione, in un legame, in un percorso — non nasce da un singolo istante, per quanto intenso. Nasce dalla ripetizione: dall’aver visto l’altro rispondere, ancora e ancora, in modo abbastanza prevedibile da potercisi appoggiare. Un presente sempre nuovo, senza storia che si accumula, non libera: impedisce proprio ciò che rende un legame un legame.
È un’immagine che dice qualcosa d’importante sull’attaccamento in generale, non solo nella coppia. La sicurezza — di un bambino con un genitore, di un paziente con chi lo accompagna, di due persone che si scelgono ogni giorno — non nasce da un singolo gesto, per quanto grande. Nasce dalla ripetizione di gesti di accoglienza: essere accolti una volta non basta, serve esserlo di nuovo, e ancora, finché quella risposta diventa qualcosa su cui contare anche quando non sta accadendo in quel momento. Ciò che rende accogliente un gesto, quasi sempre, è la validazione — non dei comportamenti, che restano da valutare a sé, ma dell’emozione sottostante e del suo diritto a esistere. È lo stesso principio su cui lavora chi, in terapia, sceglie di concentrarsi proprio sulle emozioni invece che sui comportamenti o sui contenuti razionali del conflitto: non basta un momento di validazione isolato, per quanto vero mentre accade. Serve che si ripeta abbastanza da sedimentare — da diventare, poco alla volta, quella base sicura che Graógraman non potrà mai avere, perché ogni sera la sua memoria muore con lui.

Bastian e Atreyu

Nella Storia Infinita, Graógraman è il Multicolore, la Morte Screziata: un leone enorme che vive nel deserto dei colori di Goab, temuto da tutti perché la sua sola presenza uccide chi gli si avvicina. Ma la sua condanna più profonda non è quella. È che ogni sera, al tramonto, muore. E ogni mattina rinasce, senza ricordare nulla del giorno prima — non chi ha incontrato, non cosa ha provato, non se stesso di ieri. Quando salva Atreyu morente e lo porta all’Oracolo, lo fa da sconosciuto a sconosciuto: per lui, ogni incontro è il primo, e resterà per sempre l’unico.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Graograman-la-Morte-Screziata.jpg 353 285 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:46:262026-07-27 17:47:46Graógraman, la Morte Screziata
Lettere da Fantàsia

I Bisolitari (Engywook e Urgula)

Prima di ogni rischio vero, serve un luogo — anche piccolo, anche scomodo — dove prepararsi senza essere ancora esposti. Non è procrastinazione: è la differenza tra studiare una minaccia da distante e sicuro e affrontarla dal vivo. Chi salta questa fase, spesso, non è più coraggioso: è solo meno preparato. La base sicura temporanea non sostituisce il rischio, lo rende sostenibile.
Ma resta una tappa di passaggio, non un punto d’arrivo. “Ci sono cose che non si possono capire con la riflessione, bisogna viverle” — e questo vale anche per la guarigione. Capire da fuori come funziona una ferita non la chiude: a farlo è l’esperienza vissuta, quella che in terapia si chiama esperienza correttiva — un momento reale in cui accade qualcosa di diverso da ciò che il trauma aveva insegnato ad aspettarsi. Nessuna teoria, per quanto accurata, produce da sola questo cambiamento. Serve viverlo.
Rispetto alle tappe precedenti, qui la crescita è di un altro tipo: prima serviva essere raggiunti nel momento del bisogno acuto; qui, invece, tocca già assumersi la responsabilità di prepararsi. Non è un passo indietro nella dipendenza da chi guida — Engywook e Urgula restano una guida — ma un passo avanti nell’autonomia: si comincia a costruire da soli gli strumenti per affrontare ciò che verrà, pur sapendo di non poterlo affrontare del tutto da soli.

Bastian e Atreyu

Prima di affrontare la Porta del Grande Enigma, Atreyu si ferma dai Bisolitari, Engywook e Urgula: una torre d’osservazione da cui lo studioso osserva la soglia da lontano, senza mai attraversarla lui stesso. Engywook sa tutto sulla porta, in teoria — e proprio per questo, forse, non l’ha mai attraversata. È Atreyu, non lui, a dover vivere la prova: nessuna osservazione, per quanto scrupolosa, può sostituire il momento in cui si è dentro.

27 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/I-Bisolitari-Engywook-e-Urgula.jpg 353 285 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-27 17:44:082026-07-27 17:45:57I Bisolitari (Engywook e Urgula)
Lettere da Fantàsia

Ygramul e il Profondo Abisso

Ci sono prove che non si superano da soli, per quanta forza di volontà si abbia. In quei momenti, sopravvivere non dipende dal restare in piedi da soli più a lungo, ma dal lasciarsi raggiungere da qualcun altro mentre si sta cedendo. È la co-regolazione: un sistema nervoso in allarme che si stabilizza solo entrando in contatto con un altro sistema nervoso più calmo o più presente. Non è una scorciatoia né un segno di fragilità chiedere — o accettare — questo tipo di aiuto. È spesso l’unica cosa che funziona davvero, quando la mente razionale ha smesso di bastare.
Rispetto alla palude di prima, però, la situazione è diversa: lì il corpo si era fermato, in attesa che qualcuno restasse abbastanza vicino da fargli ritrovare fiducia, con tutto il tempo che serviva. Qui il pericolo è acuto, quasi mortale, e la co-regolazione deve arrivare in tempo reale — non più questione di ricostruire pian piano la fiducia, ma di essere raggiunti nell’istante esatto in cui si sta per cedere del tutto. Di fronte a una minaccia che supera le proprie risorse, il sistema nervoso non cerca soluzioni: cerca vicinanza. Quella vicinanza, se arriva in tempo, fa la differenza tra sopravvivere e non farcela.

Bastian e Atreyu

Morso dal mostro Ygramul, Atreyu viene avvelenato e sbalzato in un luogo sconosciuto, ormai vicino alla morte. Non si salva da solo: lo raggiunge Falkor, il drago della fortuna, le cui lacrime lo guariscono. La sopravvivenza arriva nel momento in cui qualcun altro compare, non nel momento in cui lui trova la forza di farcela da solo.

26 Luglio 2026
https://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2026/07/Ygramul-e-il-Profondo-Abisso.jpg 353 285 niguli http://www.veronicafrilli.com/wp-content/uploads/2017/03/logo-veronica-frilli-v4ok.png niguli2026-07-26 18:20:472026-07-26 18:21:40Ygramul e il Profondo Abisso
Pagina 1 di 212

Archivio PsicoBlog

  • Settembre 2026 (1)
  • Luglio 2026 (13)
  • Novembre 2020 (1)
  • Giugno 2018 (3)
  • Febbraio 2018 (2)
  • Aprile 2017 (1)
  • Marzo 2017 (4)

Categorie del PsicoBlog

Argomenti (11) Eventi (1) Lettere da Fantàsia (12) Personal (1) Semi di Sessuologia (1)
Richiedi un appuntamento

Facebook

Lo Studio

FIRENZE
Via Papini 25.

Orari di ricevimento

Lun-Ven: 9:00-20:00

psicologa roma

Pagina Facebook

Psicologa Veronica Frilli. Albo psicologi Lazio sez. A n° di iscrizione 19141. P.IVA: 0649422048. Via Papini 25, Firenze.
Cell: 329 0956992. Email: veronica.frilli@gmail.com
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Skype
  • Collegamento a Mail
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.

OKScopri di piùRifiuta i cookies

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate sia in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o quanto sono efficaci le nostre campagne di marketing, o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e l'applicazione per voi al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che tracciamo la tua visita al nostro sito puoi disabilitare il tracciamento nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Altri cookies

Sono necessari anche i seguenti cookie - Puoi scegliere se permetterli:

Accettare le impostazioniNascondi solo la notifica
Apri la barra dei messaggi Apri la barra dei messaggi Apri la barra dei messaggi